Francesca Pensa, 1995
Francesca Pensa · 1995
“Le sculture di Luigi Sergi appaiono come supporti di combinazioni cromatiche per le quali sostanziale è il senso dello spazio, ottenuto con un’attenta fusione delle forme con l’atmosfera. Il colore si mostra elemento determinante e in esso possono leggersi le radici dell’opera dell’artista, che a lungo si è dedicato ad una rappresentazione pittorica nella quale l’attenzione viene concentrata su effetti di volumetria e di plasticità, ottenuti proprio attraverso un’attenta modulazione cromatica. In ognuna delle composizioni può vedersi un’invenzione nuova ed irripetibile, ma comune a tutte è l’appartenenza ad un cosmo di immaginifica irrealtà, nella quale gli oggetti perdono ogni funzione pratica e divengono macchine dai movimenti fantastici. Le sculture possono infatti muoversi non solo per il senso atmosferico che le pervade e che pare far vibrare le loro parti più sottili ed esposte alla pressione dello spazio esterno; perchè chi le guarda è irresistibilmente portato a toccarle, a mettere in movimento le sfere sospese, a cambiare la posizione degli elementi… Le sculture sono composte da parti diverse, distinte spesso l’una dall’altra dalla differente campitura cromatica. ll colore può stendersi con toni piatti e uniformi e frequente è il ricorso alla forma geometrica, che imprime un preciso rigore alla composizione; ma ogni tensione verso un nitore troppo razionale viene regolarmente smorzata dalla presenza di altri elementi. Di stampo totalmente diverso sono infatti gli interventi diretti, che la
mano di Sergi lascia in alcune parti, nelle quali è più facilmente leggibile il segno personale dell’immaginazione fantastica.”…