Luigi SergiCasa dell’Arte
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Emiliania Mongiat, 2015

Emiliania Mongiat · 2015

L’esposizione “Tracce figurali”, organizzata a Tricasa nell’Atrio Casa di Betania Hospice, è indice di quell’interesse per l’umanità anche sofferente che in molte occasioni si ritrova nell’arte, in quella capacità comunicativa diretta che le opere presentano attraverso il linguaggio delle forme e dei colori, in quella loro spinta a dimenti­

care il concreto, il quotidiano fatto di dolore per trovare respiro in dimensioni diverse. E questo è ancora più vero quando le opere sono quelle di Luigi Sergi, che con significati visibili e nascosti – delle forme e dei colori – ha costruito il proprio linguaggio, inserendo in una ricerca artistica personale avviata all’inizio degli anni ‘80 e sempre proseguita. Le sue opere, infatti, nel corso del tempo, sono diventate sempre più concettuali in quanto le pieghe, le tracce a rilievo, i rigonfiamenti sono apparsi sempre più lievi, più tenui: non più oggetti e materie che si nascondono sotto le superfici dipinte sulla tela, ma incisioni, segni, textures delicate, appena accennate, visibili solo per effetto della luce, come se la consistenza delle cose che appartengono al quotidiano sia stata sostituita dalle trame dei pensieri, dalla leggerezza dell’acqua e della spuma del mare, del “suo” mare. Una pittura che, pur continuando a indagare gli effetti del “rivelare” e del “nascondere”, del noto e dell’ignoto, del passato e del presente, ha preso sempre più in considerazione il significato dei colori, la loro capacità di comunicare sensazioni emotive che nella simbologia antica e recente trova la matrice culturale. Ecco, quindi, che nelle opere di Sergi i rossi e gli azzurri (la guerra e la pace, il fuoco e l’acqua, l’angoscia e la calma) ora si contrastano con zone accese e ben definite, ora si unificano in aree violacee, ora si mescolano dando vita a composizioni in cui le tensioni grafiche fatte di segni, di tagli, di incisioni diventano sempre più “tracce figurali”, cioè elementi di quell’alfabeto personale con il quale l’artista riesce a costruire un linguaggio visivo in grado di colloquiare con le zone più profonde e nascoste delle anime.