Luigi SergiCasa dell’Arte
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Giovanni Quaglino, 1984

Giovanni Quaglino · 1984

“Superfici illusionisticamente manipolate non sono (come potrebbe apparire ad una prima analisi) un pretesto di ricerca formale, una curiosa ed eterodossa sintesi di realismo e astrazione: in esse si coglie invece tutta l’ambiguità di un fare pittura che, mentre tende al grado zero dei puri effetti di luce e di colore, va alla ricerca di un nuovo status semantico. E allora cominciamo a capire che per Sergi l’arte non è, non può essere soltanto ricerca formale, ma diventa espressione di tensione e di pulsioni materiali e spirituali dalle quali l’artista non può trarsi fuori attraverso una visione distaccata e puramente estetica. Sotto questo aspetto Sergi si collega alla grande e ancora vitale corrente dell’espressionismo, di un espressionismo però che ha rinunciato ad atteggiamenti parenetici, alla esplicitazione di una ideologia o di un «messaggio», per cogliere, allo stato puro della creatività, l’essenza formale che si ripete al di là delle situazioni e delle contingenze storiche. Questo aspetto della sua arte è in diretto rapporto con la precedente parallela attività di scultore, nella quale si rintraccia una stessa dinamica poetica. Ma Sergi non rinuncia alla esigenza, tutta moderna di trovare un sistema di equilibrio, una struttura che possa dare una interpretazione razionale degli eventi. Le intelaiature geometriche, le campiture di colore, che sempre nelle sue opere evidenziano e limitano le tensioni espressive, sono certo da ascriversi ad una rilettura molto personale del Costruttivismo e dell’Astrattismo geometrico, ma rappresentano anche un’intima esigenza di equilibrio, di armonico superamento delle esplosioni emotive. In altri termini rappresentano la volontà di superare il momento della frantumazione iconoclasta e della dichiarata incomunicabilità, per porre le basi di una nuova possibilità di comunicazione e di comune comprensione della

realtà. In questo senso anche le recenti «scultopitture» manifestano l’interesse all’annullamento della distinzione canonica delle arti nel segno di una artisticità totale, intesa forse come premessa formale di una nuova, inedita classicità. Sergi (insieme ad altri, in verità non molti, giovani artisti che non si lasciano sedurre dalle mode del postmoderno) sembra proprio volersi muovere in questa direzione: all’opera di questi giovani e ai loro ulteriori approdi sono affidate le possibilità di rinnovamento dell’arte contemporanea.”